Informazione e Potere

by @raimondiand

L’informazione è potere è forse l’assunto principale e più forte con il quale ogni attivista dell’informazione si trova a fare i conti. Non è immediatamente chiaro, infatti, cosa questo significhi veramente, e quale ne siano le implicazioni più profonde.

L’informazione è potere è, in primo luogo, un assunto immediatamente valido per coloro che all’informazione non hanno accesso. In questo primo, elementare senso, risiede lo spirito dell’attivismo. Garantire a tutti, indiscriminatamente, l’accesso completo e libero a tutto ciò che può insegnare come funziona il mondo.

Ma esattamente, quest’informazione è il potere di fare che cosa? Ci sono diverse risposte a questa domanda. L’informazione ci consente di valutare meglio situazioni, di aumentare le nostre stesse capacità di scelta, di essere più consapevoli del contesto culturale in cui viviamo, di essere cittadini più tutelati.

L’informazione è potere, tuttavia, non è una condizione sufficiente per pensare come realizzare tutte quelle cose che una maggiore e migliore informazione ci permetterebbe di realizzare.

Senza adeguati strumenti culturali di elaborazione dell’informazione non importa quanta ne abbiamo a disposizione, o di quante tutele chiediamo la garanzia. Essa non darà luogo a quegli effetti attraverso i quali spesso ne individuiamo l’esercizio.

Se ciò accade, la libertà dell’informazione per la quale l’attivismo tanto combatte diventa priva di significato reale. E il potere stesso dell’informazione, vanificato nell’incapacità di realizzarlo.

La libertà di informazione ha come obbiettivo lo spostamento del baricentro dell’elaborazione culturale dal potere politico a quello sociale, per riportare nel sociale, tra i cittadini, la capacità di esercitare una funzione direttiva, e non solo reattiva, rispetto alla democrazia in cui vivono.

Lo spostamento del baricentro ha come obbiettivo quello di rimettere al centro del discorso pubblico i concetti sui quali il pubblico si fonda: uguaglianza, libertà, giustizia. Questi concetti, e il lessico a cui danno vita, sono strumenti culturali imprescidibili.

Senza tornare a coltivare un lessico civile continueremo ad essere schiavi di un’apparente pluralismo di parole d’ordine, continuamente create e dismesse dal potere politico ed economico, al quale tutto deve essere conforme.

Una continua ed assordante distrazione che previene qualsiasi ricostruzione di un contesto culturale nel quale i cittadini possano tornare a parlare di se stessi come cittadini, dei loro diritti e dei principi che sono alla base della loro realtà sociale e della loro elaborazione della vita politica.

Il potere dell’informazione è quello di difendere l’autonomia della cultura civile dalle ingerenze di un potere politico ed economico interessato solamente a creare un contesto conforme alle proprie aspettative di governo e di controllo.

L’informazione è potere solo se la coscienza di questo potere non viene abbandonata in favore di un piatto, silenzioso conformismo. Solo se, nella tradizione della grande disobbedienza civile, si torna a pensare che le risorse critiche per determinare ciò che è giusto riappaiano proprio nella scelta di quest’autonomia.

E ciò è più che mai vero oggi, dove l’aspettativa del controllo è parte integrante del mondo digitale come di quello analogico. Dove l’unica cultura pubblicamente promossa è quella del trovare nell’altro il proprio nemico. Dove si cerca di prevenire la possibilità stessa di ricreare strumenti culturali che non siano conformi a quelli del potere politico. Dove la libertà di usare la propria ragione può vivere pienamente solo dietro i confini dell’anonimia. Dove si è sicuri solo per non essere in pericolo.

Se l’attivismo dell’informazione non vuole vedere il proprio assunto, anche nel suo primo significato elementare, dismesso dagli stessi soggetti civili ai quali intende garantire la libertà positiva di autodeterminarsi in modo autonomo dai poteri esterni, allora deve ora più che mai tornare a parlare (e a scrivere) di libertà, uguaglianza e giustizia.

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