Sulla Sospensione del Giudizio

by @raimondiand

Nella biblioteca di Montaigne ci sono 57 sentenze incise sulle travi, tutte tratte dai classici latini e greci. Una in particolare recita “ἐπέχω”, “Sospendo”.

La sentenza, inspirata dai lavori dello scettico Sesto empirico, si riferisce all’attività del giudizio degli uomini. Sesto individuava nella sospensione del giudizio, o epoché, la condizione della mente per la quale un uomo può raggiungere l’imperturbabilità nell’ambito delle opinioni.

L’imperturbabilità, caposaldo dello scetticismo, è uno stato di serenità del giudizio, una posizione nella quale né rifiutiamo né accettiamo.

In una discussione sono sempre presenti fatti e pensieri contrapposti. Tuttavia in questa posizione di epochè, secondo Sesto, siamo in grado di porci in modo tollerante quando li analizziamo.

La contrapposizione tra diversi fatti e pensieri è una valutazione di elementi di uguale forza poiché lo scettico sa che, sia i primi che i secondi, sono frutto di visioni soggettive composte da elementi contingenti.

La capacità di sospendere il giudizio permette di entrare in quello stato mentale nel quale non si sceglie direttamente la verità oggettiva e non si da il proprio assenso ad una visione del mondo particolare.

Si ascolta e si valuta.

Nei network come nella vita, la sospensione del giudizio è un importante elemento. Su questo si basa l’etica del discorso, ma soprattutto la serenità che deriva da quel modo di porsi verso l’altro che non prevede, come obbiettivo, lo spartirsi “la ragione” come una carcassa tra avvoltoi.

«Perché non sarà permesso il confessare candidamente che si ignora (poiché si ignora) e mantenere in sospeso e sopportare con tolleranza ciò di cui non siamo sicuri, contro cui esistono molte opposizioni e ragioni?» scriveva Montaigne.

La prossima volta che vi capita di essere in una discussione su Facebook, o su Twitter, o per strada, provate a fare epochè. Provate a sospendere il giudizio sia sulle opinioni dell’altro che sulla vostra.

Provate ad ascoltare i diversi fatti e i diversi argomenti, perché saranno quelli che miglioreranno la vostra comprensione. Provate ad essere più tolleranti, soprattutto con voi stessi, perché il non sapere è il primo passo per comprendere.

E se alla fine della discussione non avrete ancora compreso, bene. Sarete dei veri scettici nel senso più originale di sképsis, ricerca. Sarete persone più tolleranti, più aperte alla diversità. Sarete più onesti con voi stessi, e meno ipocriti.

Sarete soprattutto più sereni poiché avrete condiviso il vostro disaccordo in modo concorde. Avrete toccato con mano come la diversità delle opinioni è alla base di qualunque verità con la quale vogliate venire a contatto.

Non è in nostro potere arrivare alla verità, come diceva Cartesio, ma avrete almeno esercitato l’unico potere che abbiamo come esseri umani, cioè quello di sospendere il nostro proprio giudizio.


Post- scriptum

Trolling

Ormai le discussioni sui network sono dominate dalla pratica del trolling. Rubo la definizione di Piero Tagliapietra, che tra le tante mi sembra la più completa: “trolling è l’attività di chi tenta di sabotare o screditare una discussione o un tema o una persona in maniera volontaria o involontaria in modo più o meno sottile e più o meno diretto”.

Molto spesso, tuttavia, si usa il termine trolling in modo improprio, per definire “un discorso da me incompresibile o con il quale sono in disaccordo”.  Il trolling presuppone una strategia ben precisa. Nell’uso che invece se ne fa ultimamente, nessuna strategia è presente. La confusione che si genera permette ai trolls di trollare ancora meglio, nascondendosi dietro un modo semplicemente deviato di porsi nelle discussioni.

La sospensione del giudizio può, forse, rappresentare sia una buona strategia per isolare i veri trolls, sia un’altrettanta strategia per migliorare la forma civile di esposizione del proprio pensiero. Che l’etica del discorso sia una strategia effettivamente valida di dialogo nei network è una mia opinione, continuerò quindi ad essere scettico al riguardo.

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