Ricerca accademica e condivisione in GitHub

by @raimondiand

E’ da diversi anni che raccolgo e curo libri e pubblicazioni nella mia libreria digitale. Una ragione semplice per la quale è comodo, per un ricercatore, organizzare il proprio materiale in digitale è che permette un gran risparmio di tempo. Una buona cura dei metadati permette citazioni in scrittura e compilazione automatica delle references, come anche ricerche di catalogo inter e intra testuali. Comodo ed efficace. Pochi lo fanno, e in fondo anche nulla di nuovo.

E’ da qualche mese che in Facebook è nato un gruppo privato con lo scopo di aiutare i ricercatori meno privilegiati a reperire pubblicazioni accademiche di filosofia. Si posta il paper che interessa, si riceve una mail con il paper, si elimina il post. Facile, efficace, basato sul passaparola e sulla diversità di accesso ai paywall. In pochi mesi il gruppo ha radunato più di mille utenti che giornalmente condividono.

Il progetto, pur usando un servizio privato, realizza un sistema distribuito della circolazione del materiale. Un sistema che sarebbe interessante automatizzare a partire dalle librerie digitali di ogni ricercatore. Un esperimento, a partire dalla condivisione con GitHub.

Gli ingredienti sono molto semplici: i metadati della propria libreria. Per rendere più comodo il riuso macchina potrebbe essere una buona idea offrire metadati di diversi formati; citazioni formattate per analisi testo, citazioni in Bib e LatTex per la gestione di archivio. Per chi raccoglie dati e tabelle, un JSON fa il suo lavoro. Il passo successivo è creare la propria repo su GitHub con il vostro archivio digitale. Come questa.

Cosa ci possiamo fare? un archivio pubblico creato, curato e mantenuto dai ricercatori. A cosa serve un archivio simile? ad ottenere un’informazione importante: chi ha cosa.

Abbiamo poi due opzioni. La prima, ad esempio, rientra in tutti quegli usi che possono coinvolgere i dati di wikipedia, permettendo di contribuire al sapere pubblico –e che lascio al lettore scoprire. Con la seconda, invece, si apre la costruzione di un bazaar della ricerca dove i più privilegiati aiutano chi, rimanendo dietro un paywall, non può accedere al sapere.

Quick academic supplies, where are needed the most. Questo attraverso l’accesso diretto ai seeders della risorsa attraverso un sistema archivistico distribuito tra peers. Per risolvere problemi duri, come spesso nella ricerca accade, è importante vedere il problema non solo da punti di vista diversi, ma da persone diverse. I primi non esistono senza i secondi. Attraverso l’eguaglianza dei privilegi, come in ogni P2P network, è possibile rendere ogni ricercatore equipotente e di conseguenza, incrementare la nostra possibilità di risolvere quei problemi.

E’ proprio perché abbiamo problemi difficili che esiste la ricerca. Alcuni di quelli, per esperienza professionale, sono vecchi di migliaia di anni. La ricerca è un investimento sociale imprescindibile per l’evoluzione delle nostre forme sociali. Se c’è disuguaglianza nella ricerca, se si nega l’accesso al problema, quale evoluzione sociale potremmo mai aspettarci?

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