Vaffanculo FOIA

by @raimondiand

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Si, vaffanculo FOIA, almeno dalle due bozze che sono state rese pubbliche: la prima, la seconda.

Intendiamoci, ci sono alcuni dettagli di implementazione interessanti. Sono sicuro che chi fa questo di mestiere ne abbia scovati ancora di più. Per nominarne alcuni:

  • (i) la richiesta di dati analitici e non aggregati per quanto concerne i dati di bilancio e spese del personale
  • (ii) l’obbligo di curriculum per gli incarichi conferiti a società partecipate
  • (iii) la modifica dell’art.32 del dl.33 in cui si aggiunge “e i gestori dei servizi pubblici” insieme ad “amministrazioni
  • (iv) ancora una modifica del dl.33, stavolta art.37, nel quale si estende la pubblicazione dei curricula e nominativi anche alla commissione per l’affidamento di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture
  • (v) le modifiche sulle sanzioni in temi di violazione di obblighi di trasparenza, come da art.47 dl.33
  • (vi) il supporto delle prefetture per i piani anticorruzione delle piccole PA
  • (vii) la centralità della protezione del responsabile anticorruzione nel corso delle sue attività.

Ciò nonostante sia nella prima che nella seconda versione non cambia l’elemento centrale del testo: l’accessibilità alle informazioni. D’altra parte, è di Freedom of Information che stiamo parlando. E’ lecito, se non almeno buona pratica, distinguere il core di un FOIA dai suoi meccanismi implementativi, esattamente come viene fatto quando si discute di diritti umani: è necessario separare la loro giustificazione dalla loro implementazione [1]. I dettagli interessanti di cui sopra fanno parte di questa seconda categoria. Il vaffanculo, invece, viene dalla prima categoria. Queste le versioni rispettivamente del primo e del secondo testo:

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Mr.Bean-Middle-Finger.gifNon è cambiato, di fatto, nulla. Siete per caso interessati alle informazioni riguardo la stabilità economica dello stato? beh fottetevi. Volete acquisire informazioni sulle attività ispettive in ambito pubblico? guess what, fottetevi. Volete per caso sapere di più sulle nostre questioni militari, a cosa partecipiamo e cosa vendiamo? mmm..si, pare che dovete andare a farvi fottere anche questa volta.

Facciamo un esempio, Prendiamo il caso (c). Questa è la storia della “Relazione sulle operazioni autorizzate e il controllo materiale di armamento”[2]. La relazione è un documento delle attività militari del 2013 (stiamo quindi parlando di governo Letta), consegnato dal sottosegretario Del Rio. Non sappiamo se il documento, consegnato poi nel 2014, sotto governo Renzi, abbia ricevuto ulteriori modifiche. Su alcuni punti fondamentali, però, queste non sono presenti. Perché è un problema? beh perché questo fu uno dei documenti pubblicati sotto il nuovo governo della “trasparenza”.

Quali sono questi punti fondamentali? per farla breve, tutti quei passaggi, riguardanti la vendita di armi italiane all’estero, in cui sono omessi i dettagli di spesa per ogni voce. Bizzarro, dal momento che la relazione è un’attività per il *controllo* dell’esportazione. Come si fa a controllare l’esportazione se non si specifica cosa si è esportato, come e a quanto si è venduto? Un esempio veloce.

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Tutto molto innovativo, considerando che il primo rapporto presentato nel ’91, sotto il governo Andreotti, era di tutt’altro tenore [3]

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Nel 1991, lontani da regime di FOIA, siamo in grado di sapere cosa e a quanto esportiamo (e a chi) molto meglio di quanto ne siamo capaci oggi nel 2016 con il governo Renzi. Infatti, se facessimo una FOI request per sapere esattamente i dettagli di spesa per ogni voce non dovremmo fare che altro che aspettarci un bel “fottetevi”.

La questione fortunatamente non è finita. Mentre il governo attuale fa lo stronzo [4] l’EU pubblica nel marzo 2015 il “Sixteenth Annual Report defining common rules governing control of exports of military technology and equipment” [5]. Qui, al contrario, è molto più chiaro sia quali sono le vendite italiane di cui si parla, e a quanto ammonta ogni sottosezione di vendita.

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Con tanto, ovviamente, di legenda.

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Per farla breve, nel 91 sapevamo più cose rispetto al 2016, almeno riguardo uno degli interessi pubblici elencati da (a)-(i). E la EU pubblica, ora, più cose di quante ne vengano pubblicate nelle nostre relazioni governative.

Un primo punto. L’informazione libera non è un regalo ai cittadini, è un diverso asset strategico che il sistema pubblico può o non può prendere in considerazione di adottare. Perché dovrebbe adottarlo? per permettere una maggiore attività di controllo e coordinazione. Non perché il controllo e la coordinazione debbano essere obbligatoriamente legate all’efficienza, ma perché le istituzioni sono apparati di controllo. Rendere difficilmente accessibile l’informazione significa diminuire la capacità di prendere decisioni istituzionali informate. Se le relazioni governative non contengono le informazioni necessarie a svolgere l’attività di controllo che dovrebbero avere, quale controllo può essere posto in essere? Un secondo punto. L’errore di questo testo è pensare che un pregiudizio rilevante lo si possa eliminare o combattere chiudendo porte, piuttosto che mostrando prove che potrebbero smontarlo. Nulla di più sbagliato. Perché più porte si chiudono più il pregiudizio aumenterà. O forse quei passaggi vogliono proprio suggerire che, una volta pubblicate, quelle informazioni andrebbero non a smontare, ma a confermare alcune tesi. Ed è per questo forse che ne si nega l’accesso. Per evitare che un pregiudizio rilevante, verosimile e specifico, possa essere effettivamente verificato. E quindi, vaffanculo FOIA.

Non sembra a me un caso che abbiano esteso nel testo misure riduttive per questo settore, il (c); proprio perché abbiamo evidenze di mancanze in fatto di trasparenza proprio su documenti chiave relativi al settore difesa e armamenti. E c’è il pregiudizio rilevante, verosimile e specifico che il Governo, che in maniera così propagandistica usa e ha usato a scopi politici la parola trasparenza, abbia a cuore altri interessi. Non di certo quelli dell’amministrazione della cosa pubblica o della pubblica informazione.

Bill Hicks amava denominare queste persone con il simpatico ed efficace appellativo di “Satan’s cock suckers”. Non potrei essere più concorde.

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[1] Breve nota sulla parte implementativa. Una grande difficoltà di adozione di un sistema a FOIA è quello di valutare quanto l’attuale sistema amministrativo possa operare a quel regime mentendo la stabilità delle proprie attività incardinandone delle nuove. La stessa questione del costo dell’informazione è impropriamente da chiamarsi dettaglio, proprio perché l’appendice di calcolo di costo dei FOIA prende gran parte del testo. Dal fatto che le informazioni pubbliche debbano essere accessibili a tutti non deriva che le FOI request debbano essere gratuite. Se incontrare qualcuno che la pensa in questo modo, o non sa come sia fatto un FOIA, o sta facendo propaganda, oppure lo sa benissimo ma non dice nulla perché a lui in fondo in fondo il FOIA non lo vuole.

[2] Documento LXVII – Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento nonchè dell’esportazione e del transito dei prodotti ad alta tecnologia. Il materiale citato è frutto di ricerche su questi volumi pubblicati.

[3] da Relazione sulle esportazioni di armamenti, 9/5/91

[4] come diceva Funari “quando uno fa così je devi di stronzo. Non je poi di stupidino che poi si fa delle false idee, je devi di proprio stronzo!”.

[5] Sixteenth Annual Report according to Article 8(2) of Council Common Position 2008/944/CFSP defining common rules governing control of exports of military technology and equipment 

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